3) Collins. La filosofia come "libero pensiero".

Collins ritiene che il pensiero debba essere libero di
confrontarsi con l'evidenza empirica (pi o meno manifesta), senza
essere delimitato da condizionamenti imposti dall'esterno. Solo
cos la conoscenza progredisce.
A. Collins, Discorso sul libero pensiero (pagine 293-294).

Per libero pensiero intendo l'uso dell'intelletto nella ricerca
del significato di qualsiasi proposizione, nella considerazione
dell'evidenza a favore o contro di essa, e nella formulazione di
un giudizio su di essa in base alla forza o alla debolezza
dell'evidenza che manifesta. Contro questa definizione, io penso,
non possono obiettarmi nulla i nemici del libero pensiero, in
quanto essa non include il crimine di cui essi accusano i liberi
pensatori allo scopo di renderli odiosi alla gente che non
riflette, poich se esiste un crimine nel libero pensiero, deve
essere contenuto in una definizione che non ponga alcuna forma di
limitazione al pensiero; ed essi devono ammettere che, se io
rivendico all'uomo il diritto di pensare liberamente nella piena
estensione della mia definizione, non solo difendo me stesso, che
professo in ogni circostanza il libero pensiero de quolibet ente,
ma anche tutti i liberi pensatori che siano esistiti o che mai
esisteranno.
Per dimostrare questo diritto al libero pensiero, le mie
argomentazioni sono le seguenti:
1) Se la conoscenza di alcune verit ci  richiesta da Dio; se la
conoscenza di altre  utile alla societ; se la conoscenza di
nessuna verit ci  proibita da Dio o  dannosa per noi; allora
abbiamo il diritto di conoscere, cio possiamo legittimamente
conoscere ogni verit. E se abbiamo il diritto di conoscere ogni
verit, abbiamo quindi il diritto alla libert di pensiero, o
all'uso del nostro intelletto nella ricerca del significato di
qualsiasi proposizione, nella considerazione dell'evidenza a
favore o contro di essa e nella formulazione di un giudizio su di
essa in base alla forza o alla debolezza dell'evidenza che
manifesta: infatti nessuna proposizione pu essere riconosciuta
come vera, o abbandonata in quanto falsa, prima di questa verifica
nell'intelletto; dunque il diritto di riconoscere qualsiasi verit
implica il diritto al libero pensiero.
2) Come nelle arti manuali noi arriviamo a conoscere ci che 
migliore e perfetto in ogni arte solo attraverso libere prove,
confronti ed esperienze di ogni cosa; cos nelle scienze 
possibile raggiungere la perfezione solo mediante il libero
pensiero.
In modo analogo, se agli uomini sono imposte delle limitazioni nel
pensare su una scienza o su una parte di una scienza, devono
essere ignoranti in proporzione a questa limitazione.
In modo analogo, se agli uomini sono imposte delle limitazioni nel
pensare su una scienza o su una parte di una scienza, devono
essere ignoranti in proporzione a questa limitazione. E se poche
persone si prendono talvolta un po' di libert e infrangono la
costrizione stabilita, le loro riflessioni non saranno mai cos
perfette come sarebbero se tutti gli uomini fossero lasciati
liberi e incoraggiati a pensare su tale materia: ma il loro
progresso nel pensiero sar esclusivamente proporzionato al grado
di libert di pensiero dominante. Cos prima della restaurazione
del sapere, quando gli uomini erano soggetti alle imposizioni dei
preti, dominava un'ignoranza straordinaria. E quando essi
cominciarono a pensare, le loro idee erano dapprima rozze e
imperfette, e furono necessari tempo e fatica per condurli al
grado di esattezza a cui si trovano oggi. Fu attraverso un
graduale progresso nel pensiero che gli uomini raggiunsero una
tale conoscenza nell'astronomia da apprendere che la terra  una
figura sferica e si muove intorno al sole. E' con tali mezzi che
siamo giunti alla dimostrazione dell'esistenza di un solo Dio, e
alla concezione rigorosa e filosofica di lui come di un essere
privo di ogni parte e passione. E cos  stato per tutte le altre
nostre scoperte.
C. Giuntini, Toland e i liberi pensatori del `700, Sansoni,
Firenze, 1974, pagine 81-83.

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/1.
4) Collins. Profezie e miracoli.

Collins non mette in dubbio questi fatti straordinari, cio le
profezie ed i miracoli, ma ne sottolinea le differenze fra
l'interpretazione data dai cristiani e quella data dagli ebrei.
A. Collins, Un discorso sui fondamenti e sulle ragioni della
religione cristiana ( pagine 293-294).

E gli Ebrei erano cos radicati nella loro idea di un liberatore
temporale, anche dopo la resurrezione e l'ascensione di Cristo e
lo sviluppo del Cristianesimo [_], che in ogni periodo di crisi e
particolarmente all'epoca degli apostoli seguirono un gran numero
di impostori, che si facevano passare per il Messia usando la
forza e le armi come mezzi adatti per restaurare il regno di
Israele. Cos gli Ebrei, che intendevano in modo errato, in questo
problema della massima importanza, e nella forma pi grossolana,
il significato dei propri libri, avrebbero potuto, prima di essere
corretti nella loro interpretazione del Vecchio Testamento, e
convincersi in base a questo che Ges fosse il Messia, respingere
Ges che sosteneva la sua missione e la sua dottrina con i
miracoli, come avrebbero respinto chiunque in virt dei miracoli
li avesse voluti indurre all'idolatria, o a una qualsiasi altra
reale violazione della legge mosaica. E i Gentili, che avrebbero
dovuto di regola essere convertiti al giudaismo, prima di poter
diventare cristiani, e avrebbero dovuto fondare il loro
Cristianesimo sul Vecchio Testamento, avevano diritto alla
medesima soddisfazione: e avrebbero potuto esigerla (come fece
Celso) non meno degli Ebrei, che si poteva ammettere conoscessero
i propri testi meglio degli apostoli, i quali evidentemente vi
introducevano nuove interpretazioni, non corrispondenti al senso
evidente e letterale di quei libri, e contrarie alla mentalit
della nazione ebraica [_]. Il loro comportamento avrebbe potuto
apparire incoerente, in quanto essi interpretavano le Scritture,
riguardo a Ges, sotto molti aspetti secondo le regole e le
spiegazioni tradizionali degli Ebrei, e tuttavia rifiutavano la
loro spiegazione tradizionale della sovranit temporale del loro
Messia [_].
Allo scopo di comprendere pienamente la forza delle prove a favore
del Cristianesimo,  necessario comprendere la natura e le regole
del modo di ragionare simbolico, mistico e allegorico. Questo 
quanto cercher ora di spiegare al lettore. Ammettere che un
autore attribuisca nello stesso tempo un solo significato a una
proposizione (significato che va scoperto mediante un esame
critico delle sue parole) e citare da lui tale proposizione, e
discutere in base ad essa, secondo quell'unico significato, 
procedere secondo le regole comuni della grammatica e della
logica: le quali, essendo regole umane, non sono molto difficili
da esporre e da spiegare. Ma ammettere che certi brani siano
citati, spiegati e discussi in un altro modo sembra molto strano e
difficile a comprendersi, e a ridursi a regole.
C. Giuntini, Toland e i liberi pensatori del `700, Sansoni,
Firenze, 1974, pagine 91-93.
